Introduzione

La storia del nostro Corpo dei Vigili Del Fuoco, è ben descritta nel libro “In villa Pellugi… Magnifica Communitas Vallis Randenae” scritto da Danilo Mussi su richiesta del Comune di Pelugo nel 1999. In queste pagine, riassumiamo brevemente, gli avvenimenti principali che hanno caratterizzato il nostro passato, a partire dai primi anni del 1800 ad oggi.
Al fine di essere più efficaci nella narrazione, divideremo la trattazione in alcuni capitoli. Le informazioni che riporteremo qui di seguito, sono tratte dal libro sopracitato.
Qualora si fosse interessati all’acquisto del libro, vi invitiamo a contattare il Comune di Pelugo.

Il primo passo verso la nascita dei pompieri

Il primo passo a Pelugo nella lotta contro il fuoco, anche se basato sulla sola prevenzione, fu l’attuazione di quel Regolamento Imperiale contro gli incendi, che era stato emanato da Innsbruck il 7 luglio 1817. Il regolamento prevedeva l’attuazione di 16 punti, i quali stabilivano norme di prevenzione antincendio ed istituivano in ogni paese la Guardia Notturna del Fuoco. “… Questa a senso del surriferito Regolamento generale dovrà vegliare incominciando da San Michele fino a Pasqua dalle ore 9 della notte fino alle 4 del mattino e da Pasqua fino a San Michele dalle 10 fino alle 3 del mattino.” L’attivazione della prescritta Guardia Notturna del Fuoco rappresenta il primo passo verso la creazione di un regolare Corpo Pompieri.
Nel 1838 il compito di tenere attive le Guardie del Fuoco era ancora valido. Esse, scelte a rotazione tra gli  abitanti, avevano il compito di percorrere le strade di tutto il paese per avvistare prontamente eventuali incendi.

I primi acquisti del Comune per l’antincendio 

Nel 1840, il Comune di Pelugo decise di acquistare alcune attrezzature per l’estinzione di eventuali incendi e cioè: due scale e due ramponi. Tali attrezzi però vennero giudicati insufficienti dal Giudizio di Tione, che, con una “currenda” del 1848, obbligò i Comuni della Rendena “di promuovere senza indugio l’acquisto degli attrezzi mancanti prescritti dagli articolo 8 e 39 del Regolamento per li incendi, quali sono secchie catramate per trasportare l’acqua e la lanterna di lata, utensili che assistiti con altri, cooperano a fare opposizione al dilatamento del fuoco nel suo primo nascimento.” Il Giudizio suggeriva inoltre che, i comuni della val Rendena si unissero nell’acquisto di due trombe idrauliche montate su carri per facilitare il trasporto al luogo dell’incendio.
Le povere casse comunali rimandarono la seconda proposta, accogliendo però la prima e quindi completando l’acquisto delle attrezzature minime antincendio, comperando alcune secchie come suggerito. Continuava naturalmente l’operato della Guardia Notturna del Fuoco, che figurava essere in quel 1848 Cristoforo Pollini.

Il sorvegliatore sui pericoli d’incendio 

Nel 1850, il Governo austriaco impose l’obbligo a tutti i Comuni di provvedere alla prevenzione  contro gli incendi, nominando una nuova figura, il “Sorvegliatore sui Pericoli d’Incendio”. Il Comune di Pelugo, prontamente nominò Pietro Pollini (Tirola) “sorvegliatore sui pericoli di incendio”, affidandogli il compito di visitare tre volte al mese tutte le abitazioni del Paese e verificare l’assenza di evidenti situazioni di pericolo d’incendio. Lo stesso anno vennero riscontrate per esempio le seguenti infrazioni:
“che pericolosa è la cucina di Giacomo Pollini; giacché sotto la finestra ha una cattasta di legna; che sopra il focolajo non avvi alcun parapetto; ed innoltre vi è sovrasposto il poggio dei fratelli Viliazzi che è assai mal conesso e pericoloso.”
“che il camino di Catterina Pollini deve essere ancora alzato di un braccio e mezzo.”
Pietro Pollini (Tirola) continuò il suo operato di “sorvegliatore ai pericoli d’incendio” fino al 1865, quando, impossibilitato per l’avanzata età, lasciò il suo posto a Pietro Pollini “Nocent”. Nel 1885 la sorveglianza contro i pericoli d’incendi venne data ad Agostino Ongari, ma già nel 1891 l’incarico passerà a Pietro Tommasini.

Il Regolamento Interno sulla polizza incendi 

Il 18 febbraio 1897, il Comune di Pelugo, approvò il Regolamento interno sulla polizza incendi, nel quale fu disposto che: “Pella conservazione degli attrezzi si destina Ongari Agostino, il quale sarà responsabile d’ogni guasto, che avesse a succedere per sua colpa o trascuranza. Quando venisse a mancare un pezzo o fosse danneggiato dovrà subito farne rapporto al Comune, il quale disporrà per nuovo acquisto o pella riparazione. Il magazzino resterà sempre chiuso a chiave. Tutti gli attrezzi verranno posti in quello e ne resta proibito il trasporto fuori dal locale eccetto ne caso di prova d’incendio. E’ pure proibito di depositare nel magazzino qualunque altro oggetto, che non serva allo scopo d’estinzione degli incendi.
Si avranno per lo meno 3 chiavi del magazzino, una delle quali la custodirà il capocomune, una il magazziniere e l’altra la depositerà in casa curaziale. Non appena qualcheduno scopre un incendio di qualche entità ne paese o nelle vicinanze, dovrà dare subito l’allarme, accorere al campanile per dare il segnale colla campana ed avvisare tanto sto il capocomune o suo sostituto.
Quest’ultimo deve correre tanto sto sul luogo, dare gli ordini più urgenti per l’estinzione, provvedere per mantenimento dell’ordine, animare e costringere i presenti a prestarsi sia pel salvataggio sia per la demolizione di tetti, sia per portare l’acqua, sia pella manovra della pompa od a formare la catena per attingere l’acqua dalla prossima fonte; egli determina le persone che devono salire sui tetti, condurre sul luogo e mettere in opera gli attrezzi, la pompa e le maniche e provvede pella loro sostituzione

La prima pompa del paese

Nel 1885 in una sessione comunale, all’invito di acquistare attrezzatura per lo spegnimento degli incendi, il Comune affermò che era già in possesso di tali attrezzi e che comunque, avendo la Molinera (un canale d’acqua che percorre tutto il paese) ci si sentiva sufficientemente al sicuro. La cosa fu poi rimarcata nel giugno del 1895, quando il Comune fece conoscere alla Giunta Provinciale che era sufficientemente attrezzato contro il pericolo d’incendi, in quanto oltre alla Guardia Notturna, possedeva “una roggia che percorre il paese, la quale può essere riversata in ogni posizione più pericolosa del paese, che il paese è suddiviso in tre quartieri o cantoni, con sufficiente spazio di orti nel loro intermedio che anche questa favorevole posizione aiuta allo scopo che sarà molto difficile che il fuoco eventualmente appiccato possa estendersi a tutto il paese. […] Anche i contadini abitanti sono zelanti e laboriosi in caso di appiccato incendio atti a maneggiare ramponi ed una quantità di secchie di legno, che il Comune possiede, ed all’estreme caso si riserva di provvedere n.20 secchie di tela. Ed il comune non intende per ora di avere altri bisogni di incontrar spese a tale scopo essendo il Comune molto povero, e venendo obbligato a ulteriori proviste sarebbe costretto chiedere dalla Provincia una elargizione.” Arrivò, però, un decreto della Giunta che imponeva l’acquisto di nuovi attrezzi per l’estinzione degli incendi, fra i quali anche una pompa idraulica. Il Comune ribadì che quello che poteva fare al momento era incaricare “il Capo Comune a fare ordinazione di n. 20 secchie di tela e n. 3 arpioni che aggiunti agli altri che il Comune possiede credono bastevoli pelrlo spegnimento di qualunque infortunio in linea d’incendi.”
Il Capitanato, esigeva però che il Comune acquistasse una pompa idraulica. Già a partire dal 1895 cominciarono le richieste, alle quali però il Comune non volle accondiscendere . “tenuto in vista dell’assoluta impotenza a incontrare tale notabile spesa che arreca peso e sconcerto alle finanze di questo Comune, come anche che per ora, nessuni comuni si scorgono avere ammanito un tale requisito per l’estinzione d’un eventuale incendio.” Ma dietro l’insistenza del Capitanato, il Comune deliberò “quando si avreà conseguito i mezzi pecuniari di poter pagare la spesa di costo, si offre di incontrare una tal provvista ed ordinarla dietro ordine dei superiori; ma per ora gioco forza dover abbandonare tale pensiero essendo il Comune immerso in un cubo di debiti per pagare i quali si deve molto pensare e sospirare.”
Ma la cosa prese un’altra piega, quando il Capitanato “visto che il Comune si rifiuta di acquistare una adattata pompa con rispettivi tubi di almeno 60 metri correnti, ripetutamente ordinata dalla prefata Giunta in base all’articolo 16 della legge 29 1893 D.L.Pr. 21” scrisse che “a spese del Comune ha già ordinato la prescritta pompa”. Per pagarla, divenne necessario per il Comune, già notevolmente povero, attendere di ricevere un grosso mutuo dell’importo totale di 10.000 fiorini, ottenuto per metà dal Comune di Bersone e per l’altra metà dal quello di Daone.
Al pagamento della pompa e degli accessori, collaborò anche la Giunta Provinciale del Tirolo con un sussidio di 100 fiorini, che però, vennero spediti direttamente alla ditta solo il 26 gennaio 1899, quando il Comune aveva già saldato i suoi debiti.

La nascita del Corpo dei Pompieri di Pelugo

Da qualche anno si stava valutando l’opportunità di costruire anche a Pelugo, come già era stato fatto in quasi tutti i centri giudicariesi, un corpo di pompieri abili e preparati. Ancora nel 1896 era stato dato ordine a Giovanni Battista Tommasini di ricercare alcuni giovani da istruire come pompieri. In verità fu solo nella rappresentanza comunale del 3 febbraio 1899 che venne inserito fra i punti da trattare all’ordine del giorno, che ebbe il suo positivo esito con la costituzione di un corpo pompieri anche a Pelugo il 5 marzo 1899. Quel giorno nell’ufficio comunale comparvero coloro che avrebbero assunto l’incarico di pompiere. Tra gli intervenuti, vennero nominati “quale Custode della Pompa Anselmo Pollini, quale Capo e Direttore del Corpo Pollini Luigi e Zeni Camillo quale Vice Direttore” mentre Ferrari Silvio, Chiodega Romano, Cavoli Primo, Chiodega Bortolo, Ongari Faustino, Zeni Giorgio e Zeni Ernesto ottennero l’incarico di pompieri.
Verso la fine del 1908, vennero acquistati vari attrezzi dalla Ditta Rosenbauer di Linz. Nel 1912 viene nominato Capo Pompieri Adolfo Pollini.

La Prima Guerra Mondiale e le conseguenze

Con lo scoppiare della guerra, il Corpo venne sciolto ed i suoi componenti spediti sui fronti a combattere. Non appena terminato il conflitto e la vita del paese ricominciò a riprendere il suo normale corso, si pensò di ricostruire il Corpo come in qualche altro paese era già stato fatto (Pinzolo, Carisolo). Prima però che il valido intento trovasse la sua attuazione avvenne quel disastroso terrificante evento che è rimasto tangibilmente impresso nella memoria degli abitanti di Pelugo.
 Il 3 marzo del 1922 divampò un violentissimo incendio, che nel volgere di poche ore distrusse quasi tutto il Paese; “si salvarono dal fuoco la chiesa, il municipio e altre due case alla periferia del Paese.” 
Si diede prontamente avvio alla ricostruzione. Gli aiuti non mancarono, anzi, pervennero numerosi, e così nel giro di un paio d’anni il paese venne ricostruito.
Nel 1923, su 377 comuni trentini, solamente 98 erano dotati di un corpo di pompieri volontari, gran parte di essi, tra i quali Pelugo, avevano redatto un proprio statuto. Esistevano cioè diversi statuti per Corporazioni Pompieristiche, simili sì fra loro, ma non uguali. Così, alla fine di ovviare a tale inconveniente, nel Congresso di Cavalese del 19 agosto 1923, si costituì la Federazione Provinciale dei Corpi dei Pompieri del Trentino, la quale di prefiggeva l’intento di creare dei Corpi nei Comuni che ne fossero ancora sprovvisti e di provvedere poi all’inquadramento completo ed unitario di tutti essi.
Tra i più importanti interventi del Corpo dei Pompieri di Pelugo va ricordato quello della fine settembre 1930, quando “verso le 18.30, mentre nella chiesa i fedeli recitavano il Rosario, un incendio scoppiò violento in un caseggiato in cima al paese, abitato da quattro famiglie”. Il loro pronto intervento arginò le fiamme, limitando i danni ad un solo grande casone di proprietà di Luigi e Romana Povinelli. 

La nascita del Corpo Nazionale

Fino al 1935 in tutta la Provincia di Trento esistevano 147 Corpi di Pompieri con 3926 uomini, mentre su tutto il resto del territorio nazionale il numero dei pompieri effettivi stanziati nelle varie città e comuni era di poco inferiore alle 8000 unità. Una sproporzione enorme che andava computata al fatto che qui in provincia fin dal lontano 1881 con la legge sulle associazioni si era dato avvio alla creazione di Corpi di Pompieri mentre a livello nazionale ciò accadde soltanto nel 1935. 
Con il  Decreto Legge del 10 ottobre 1935, convertito in legge l’anno successivo, venne data infatti una nuova organizzazione provinciale e venne fatta una coordinazione a livello nazionale dei servizi pompieristici. Si istituì “L’Ispettorato Centrale Pompieri — organo del Ministero degli Interni” comprendente dei corpi provinciali e dei distaccamenti che vennero fatti nei comuni più grandi. In altre parole La Provincia di Trento divenne l’85° dei 94 Corpi provinciali ed in pratica accorpò tutte le formazioni comunali. Venne così a configurarsi una ripartizione della regione in 26 distaccamenti suddivisi in 340 squadre con un organico complessivo di 3924 uomini. 

Nascita dei Vigili del Fuoco Volontari

In periodo fascista venne cambiata la tradizionale denominazione di “pompieri” in quella più aggiornata di “vigili del fuoco”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le vecchie idealità di creazioni di una capillare rete di Corpi di Vigili del Fuoco Volontari in tutto il Trentino non tardò a riemergere.
Negli anni 50 e successivi sarà prima la Regione e poi la Provincia Autonoma di Trento a far si che le istituzioni dei Vigili del Fuoco Volontari riprendano il loro ruolo simbolico e storico nell’ambito delle prerogative autonomistiche. Su sollecito di un comitato costituito dai Comandanti dei Corpi dei Vigili del Fuoco di Belluno, Trento e Bolzano inviato a Roma il 15 ottobre 1945 si era cercato di ricostruire la formazione dei Corpi Pompieri fondata su basi volontaristiche come era in vigore prima dell’istituzione del Corpo Nazionale.
Ed in effetti già nel 1946 nella Regione Trentino-Alto Adige erano stati ricostruiti i Corpi dei Vigili del Fuoco Volontari Comunali.
Nel 1950 facevano parte della squadra dei Vigili del Fuoco di Pelugo: Chiodega Guido Vice Brigadiere – Chiodega Silvio – Campidelli Leone – Ferrari Giovanni
Sempre quell’anno presso il magazzino erano disponibili: un carro con pompa completo a mano, n. 3 lance nuove, n. 2 lance vecchie, 60 ml di tubo antincendi, n. 2 chiavi per idranti e n.2 scale piccole per pompieri.
Nel 1955 verrà definitivamente sciolto l’85° e di conseguenza verrà ricostruito, come successo naturalmente in tutto il resto del Trentino, il Corpo dei Vigili del Fuoco di Pelugo. Venne utilizzato il “Regolamento tipo” dei Corpi volontari dei Vigili del Fuoco, stilato dalla provincia di Trento e spedito a tutti i Comuni dotati di Corpi Pompieri.

Dagli anni Ottanta ad oggi

Agli inizi degli anni Ottanta fu acquistato il carrello motopompa e l’automezzo FIAT 238 sostituito in seguito dal fuoristrada FIAT Campagnola a passo lungo. L’allora comandante Campidelli Ernesto, lasciò il suo incarico nel 1995 a Pollini Fabio.
 Nel 1996 il Corpo era giunto ad avere in dotazione due fuoristrada, un carrello motopompa e un carrello incendi boschivi. Per quanto riguarda la sede, essa era situata presso il magazzino comunale.
Da segnalare, per la sua importanza, è l’anno 2002 poichè in quell’anno è stata ultimata la realizzazione della nuova caserma ed è stata acquistata la minibotte Mercedes Unimog U100L.
Tre anni dopo, nel 2005,  la Fiat Campagnola, è stata sostituita dal pick-up Nissan Navara. Nel 2006 è stato inoltre acquistato un carrello biasse adibito a trasporti vari.
Nel gennaio 2008 la carica di comandante è passata da Pollini Fabio al fratello Pollini Gianpiero. Per quanto riguarda la carica di vice-comandante è stato nominato Chiodega Roberto, mantenendo invariato il capo squadra Campidelli Riccardo.
Nel marzo 2009, è stato istituito il Gruppo Allievi dei Vigili del Fuoco di Pelugo, con l’adesione di 8 ragazzini, di età compresa tra i 10 e i 13 anni, nello stesso periodo, i Vigili del Fuoco di Pelugo sono diventati un’Associazione ONLUS.
Nel 2013, alla scadenza del mandato, a seguito delle votazioni, è stato riconfermato comandante Gianpiero Pollini e nominato Vicecomandante Norman Campidelli.