LA PRIMA GUERRA MONDIALE E LE CONSEGUENZE

Con lo scoppiare della guerra, il Corpo venne sciolto ed i suoi componenti spediti sui fronti a combattere. Non appena terminato il conflitto e la vita del paese ricominciò a riprendere il suo normale corso, si pensò di ricostruire il Corpo come in qualche altro paese era già stato fatto (Pinzolo, Carisolo). Prima però che il valido intento trovasse la sua attuazione avvenne quel disastroso terrificante evento che è rimasto tangibilmente impresso nella memoria degli abitanti di Pelugo.

 Il 3 marzo del 1922 divampò un violentissimo incendio, che nel volgere di poche ore distrusse quasi tutto il Paese; “si salvarono dal fuoco la chiesa, il municipio e altre due case alla periferia del Paese.” 

Si diede prontamente avvio alla ricostruzione. Gli aiuti non mancarono, anzi, pervennero numerosi, e così nel giro di un paio d’anni il paese venne ricostruito.

Nel 1923, su 377 comuni trentini, solamente 98 erano dotati di un corpo di pompieri volontari, gran parte di essi, tra i quali Pelugo, avevano redatto un proprio statuto. Esistevano cioè diversi statuti per Corporazioni Pompieristiche, simili sì fra loro, ma non uguali. Così, alla fine di ovviare a tale inconveniente, nel Congresso di Cavalese del 19 agosto 1923, si costituì la Federazione Provinciale dei Corpi dei Pompieri del Trentino, la quale di prefiggeva l’intento di creare dei Corpi nei Comuni che ne fossero ancora sprovvisti e di provvedere poi all’inquadramento completo ed unitario di tutti essi.

Tra i più importanti interventi del Corpo dei Pompieri di Pelugo va ricordato quello della fine settembre 1930, quando “verso le 18.30, mentre nella chiesa i fedeli recitavano il Rosario, un incendio scoppiò violento in un caseggiato in cima al paese, abitato da quattro famiglie”. Il loro pronto intervento arginò le fiamme, limitando i danni ad un solo grande casone di proprietà di Luigi e Romana Povinelli. 

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